Installation poster for Treviso.
Adjacent gallery room
Galleria dell'Artistico, Treviso, IT
Gallery entrance.
Chairs.
Installation pictures.
Floating chairs, detail.
Installation metal work.
Kintsugi
Chair legs detail.
View from the left of the gallery.
View from the right of the gallery.
Absence/Presence.
My dad's portrait on the left.
Gallery window...
From the window,
Germano's shadow.
White canvas for 30000 Desaparecidos
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Kintsugi - Part II. “La Presenza dell’Assenza”

 

Dipingendo ogni ritratto, guardando le foto dei Nikkei (Discendenti di giapponesi), ricostruendo ogni sguardo, ogni sorriso e gesto che dopo più di quarant’anni erano dei ricordi sbiaditi.

Alla fine mi sono immedesimata in quei ritratti. Prendendo come protagonista il precetto buddista “niuga, ganiu” (Io entro, entra me stesso). Ho scoperto ogni ritratto dopo aver letto meticulosamente il libro di Andrés Asato “No sabían que éramos semillas” e dopo ascoltato aneddoti sui desaparecidos grazie agli amici o parenti.

Con ogni pennellata di colore ho cercato di liberare un po’ di quel vuoto che ha avvolto ogni giorno da quando Oscar Takashi Oshiro è stato portato via.

Mi sono presa la responsabilità di fare diventare reali i 17 Nikkei desaparecidos. Di trasformarli con colori forti, vibranti e di portarli qui con noi in un’occasione speciale come si fa con i kakemono nelle case giapponesi. 

 

Perché Kintsugi? È l’arte di riconoscere la bellezza in qualcosa di rotto, unendo i pezzi con l’oro si crea un oggetto più bello per le sue imperfezioni.

Ho subito pensato fosse la metafora perfetta per ricordare la resilienza dei famigliari dei desaparecidos, hanno avuto il coraggio di andare avanti anche se si sono trovati con le loro vite a pezzi dopo che si sono portati in un attimo i loro cari,  per più di quarant’anni hanno vissuto in un crudele limbo di speranza (visto che non si trovano i corpi) e di incertidumbre per la scomparsa. 

Kintsugi per sanare le ferite/traumi con l’oro, in questo caso l’arte. 

 

Picasso disse; ”Tutto ciò che puoi immaginare è reale!". 

Queste sue parole hanno risuonato fin dall’inizio di questo progetto. Tutto quello che dipingo è reale, per un attimo sono riuscita a guardare a mio padre negli occhi e ho voluto che le altre famiglie Nikkei abbiano davanti i loro cari.

 

Presenza: dal latino praesentia(m), da praesens, genitivo presentis, 'presente'; presente, dal latino praesente(m), da prae- 'pre-' 'prima', ma anche 'davanti', cioè, essere davanti, esserci.

 

Assenza: dal latino absentia(m), da absens, absentis 'assente'; assente: dal latino absente(m), participio presente di absum 'sono assente', composto da ab che indica allontanamento e sum 'io sono’.

 

Quindi l'assenza non è annullamento, ma allontanamento: è la condizione di qualcuno o qualcosa di esistente che per un certo periodo (breve o prolungato) in quel momento e in quel luogo non c’è. I ritratti dei Nikkei sono di persone che sono ancora presenti nel senso etimologico, nel senso che sono davanti a noi. Perché sono 'presenti' nei nostri geni, nel nostro sangue, nei nostri sentimenti, nelle nostre certezze e paure; sono 'presenti' nei nostri gesti, nei nostri comportamenti, ecc. Sarebbero lì 'presenti' anche se, per assurdo, provassimo a dimenticarli.

 

Prendere un’iniziativa, un’azione contro la dittatura in Argentina degli anni Settanta come quella dei 16 Nikkei non è sufficiente, almeno che venga raccontata da un testimone per generazioni successive. 

La parola “desaparecido” significa scomparso ed è così che li voleva “La Junta”. Con il nostro gesto di fare “riapparire” i 17 Nikkei di fronte a dei “testimoni”, il pubblico diventa un partecipante attivo come reazione a delle azioni inumane e barbariche commesse dai militari argentini.

 

Quello che mi fortifica è che non è arte per l’arte, ma ha uno scopo che mi tocca da vicino perché mio padre era uno dei diciassette. 

 

Abbiamo il sostegno degli altri famigliari Nikkei, per loro sapere che non sono da soli, che persone lontane riconoscono il loro impegno di vita per trovare risposte e giustizia, fa che il nostro lavoro ne valga la pena.

 

L’installazione è composta da 17 ritratti con supporto di forma quadrata su un pseudo kakemono ridisegnato per l’occasione.

 

Germano Dalla Pola - Gaby Oshiro